La geografia dantesca costituisce oggi un ambito di ricerca fondamentale per la comprensione dell’opera e del pensiero di Dante Alighieri. Lungi dall’essere un elemento accessorio o descrittivo, essa si configura come principio strutturale della sua visione del mondo: nella Commedia e nelle opere teoriche lo spazio geografico assume infatti valore conoscitivo, simbolico, politico e teologico. La mente di Dante organizza il sapere attraverso luoghi, distanze, orientamenti e confini, trasformando la geografia in autentica forma di pensiero. Il workshop si inserisce in una consolidata tradizione di studi avviata tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento con Edward Moore, Assunto Mori, Andrea Covino e Cosimo Bertacchi, proseguita poi attraverso le ricerche di Revelli, Magnaghi e Benini, che riconobbero nella geografia dantesca una componente essenziale della formazione intellettuale del poeta. A partire dagli anni novanta del Novecento, il dibattito critico ha progressivamente ampliato le proprie prospettive metodologiche, orientandosi verso le categorie della geografia umana, della geolinguistica, della cartografia simbolica e della percezione dello spazio. Gli studi di Mazzoni, Baldacci, Bruni, Tavoni, Cachey, Chiesa, Ferroni e Corazza hanno mostrato come la Commedia possa essere letta quale dispositivo cartografico e rappresentazione morale del mondo. Le più recenti ricerche, sostenute anche dagli strumenti delle digital humanities, dai progetti GIS e dal Vocabolario Dantesco, confermano infine come la costruzione geografica dell’universo dantesco coincida con una più ampia riflessione sull’ordine della storia, della società e del cosmo.
