Dante e la geografia classica e medievale

Coordinatore Paolo Pontari

Firenze, 19 maggio 2026
Palagio dell’Arte della Lana
Via Arte della Lana, 1 - Firenze

  • Paolo Pontari

    Introduzione ai lavori

    La geografia dantesca costituisce oggi un ambito di ricerca fondamentale per la comprensione dell’opera e del pensiero di Dante Alighieri. Lungi dall’essere un elemento accessorio o descrittivo, essa si configura come principio strutturale della sua visione del mondo: nella Commedia e nelle opere teoriche lo spazio geografico assume infatti valore conoscitivo, simbolico, politico e teologico. La mente di Dante organizza il sapere attraverso luoghi, distanze, orientamenti e confini, trasformando la geografia in autentica forma di pensiero. Il workshop si inserisce in una consolidata tradizione di studi avviata tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento con Edward Moore, Assunto Mori, Andrea Covino e Cosimo Bertacchi, proseguita poi attraverso le ricerche di Revelli, Magnaghi e Benini, che riconobbero nella geografia dantesca una componente essenziale della formazione intellettuale del poeta. A partire dagli anni novanta del Novecento, il dibattito critico ha progressivamente ampliato le proprie prospettive metodologiche, orientandosi verso le categorie della geografia umana, della geolinguistica, della cartografia simbolica e della percezione dello spazio. Gli studi di Mazzoni, Baldacci, Bruni, Tavoni, Cachey, Chiesa, Ferroni e Corazza hanno mostrato come la Commedia possa essere letta quale dispositivo cartografico e rappresentazione morale del mondo. Le più recenti ricerche, sostenute anche dagli strumenti delle digital humanities, dai progetti GIS e dal Vocabolario Dantesco, confermano infine come la costruzione geografica dell’universo dantesco coincida con una più ampia riflessione sull’ordine della storia, della società e del cosmo.

  • Theodore J. Cachey, Jr

    Roma e il mondo: geografia classica e medievale nella “Monarchia” di Dante

    La relazione esamina il ruolo della geografia classica e medievale nella Monarchia di Dante, interpretando il trattato come parte integrante di un più ampio progetto di rimappatura del mondo. Al centro dell’analisi è il libro II della Monarchia, in particolare la genealogia di Enea come costruzione cartografica fondata sulla tripartizione del mondo abitato (Asia, Africa, Europa), riconducibile alla tradizione delle mappae mundi di tipo T-O. Questa mappa genealogica trova il suo punto di condensazione teorica nel capitolo centrale del tratta.to (Mon. II-vi), dove Dante elabora una concezione del luogo fondata sulla natura universale e sulla proprietas loci. In tale prospettiva, Roma emerge non soltanto come centro storico o politico, ma come luogo necessario nel disegno cosmologico che ordina il mondo e la storia. La Monarchia appare così come un laboratorio in cui Dante rielabora criticamente la geografia classica e medievale per fondare, attraverso la cartografia, una visione dell’impero e del mondo che risponde alle esigenze intellettuali e biografiche dell’autore in esilio.

  • Paolo Chiesa

    Il mondo che non c’è. Dante e l’Estremo Oriente

    Nella geografia di Dante, le terre dell’Asia centrale e orientale hanno un ruolo molto limitato, nonostante fossero oggetto ormai da qualche decennio dei resoconti di esploratori, missionari e mercanti. L’intervento cerca di tracciare un censimento preciso di quanto Dante dice e mostra di sapere sull’Estremo Oriente, e di collocare le sue citazioni all’interno del quadro di riferimento ideologico dello scrittore, indagando le ragioni di questo suo apparente disinteresse.

  • Giovanna Corazza

    Alcune osservazioni sul concetto di ‘scrittura cartografica’ nella “Commedia”

    La recente definizione di ‘scrittura cartografica’ descrive alcune zone del poema nelle quali affiora la mappatura, a ‘scale’ diverse, di aree dell’ecumene che Dante precisamente individua o circoscrive. La particolare efficacia di questa formula risiede, in prima istanza, nella capacità di esprimere in modo compiuto una strategia specifica dell’organizzazione formale, retorico-stilistica – naturalmente finalizzata a veicolare significati ulteriori e complessi, che investono il senso globale del poema. Tuttavia, l’accostamento al linguaggio cartografico mette in luce una più profonda convergenza della scrittura dantesca con modalità di percezione, conoscenza e rappresentazione territoriale che sono proprie del tempo di Dante e che si collocano alla base delle tipologie coeve della cartografia marina e corografica, così come la conosciamo dai reperti sopravvissuti. Nell’intervento si analizzeranno alcuni brani di ‘scrittura cartografica’, cercando di evidenziare le analogie di fondo che connettono il testo dantesco al paradigma concettuale e iconografico delle mappe due-trecentesche.

  • Paolo D’Achille

    Stabilità e variabilità di toponimi e loro derivati nelle opere dantesche: alcuni casi di studio.

    Contrariamente alla communis opinio, i nomi propri (antroponimi e toponimi) solo in tempi recenti si sono stabilizzati e non ammettono (se non eccezionalmente) una polimorfia. Così non era in passato e tanto meno lo era in un periodo in cui alla forma volgare usata localmente si affiancava quella, sempre volgare, usata in altre zone e, soprattutto, quella latina. Abbondavano, inoltre, varianti grafiche e anche fonetiche. La Commedia dantesca, anche per il suo congenito plurilinguismo, più volte sottolineato negli studi (e via via precisato nel suo carattere, che non compromette la sostanziale fiorentinità dell’opera) offre numerosi esempi di toponimi e di etnici che si presentano in forme diverse, sia all’interno del poema, sia in rapporto alle attestazioni che si hanno in altre opere dantesche, latine e volgari. Il contributo intende esaminare alcuni casi del genere, ritenuti tra quelli più interessanti per mettere le scelte dantesche in rapporto da un lato alla tradizione precedente, dall’altro ai contesti della Commedia in cui toponimi ed etnici vengono usati.

  • Giulio Ferroni

    La geografia dei poeti: Virgilio, Ovidio, Stazio

    Seguendo la rete ben nota delle indicazioni geografiche che Dante ricava dai poeti latini, l’intervento cerca di seguire le modalità con cui egli le dispiega e le integra nella sua conoscenza della geografia reale e nella costruzione della geografia immaginaria, nei caratteri stessi della rappresentazione del poema, fino all’identificazione dei personaggi, della loro storia sulla terra e del loro status oltremondano.

  • DISCUSSIONE FINALE

    Modera Paolo Pontari

    Nel corso della discussione si approfondisce l’interpretazione dantesca della geografia, del potere laico e della monarchia, mettendo in luce il legame tra la sua concezione letteraria e le dinamiche politiche contemporanee. Si evidenzia, inoltre, come Dante si configuri più da cartografo teorico che da esploratore empirico.

  • Programma

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