Dante e la Profezia

Coordinatore Franco Suitner

Firenze, 5 dicembre 2025
Palagio dell’Arte della Lana
Via Arte della Lana, 1 - Firenze

  • Luca Bianchi

    “Poeta e profeta”: un dibattito nella dantistica italiana fra le due guerre

    Nel volume Dante e la cultura medievale (1942), Bruno Nardi pubblicò il saggio Dante profeta, tuttora un punto di riferimento indispensabile per gli studiosi. Nel ripubblicare quel volume nel 1983 Tullio Gregory sostenne che il tema del profetismo era «del tutto estraneo alla prevalente esegesi dantesca». L’intervento cerca di problematizzare questa tesi, soffermandosi in particolare sui contributi di Giovanni Gentile, Ernesto Buonaiuti e Umberto Cosmo. Ricollocati nel particolare contesto politico e ideologico di anni cruciali nella storia italiana, segnati dalla prima guerra mondiale, dall’avvento del regime fascista e dai Patti Lateranensi, questi lavori aiutano a capire come Nardi non creò dal nulla una nuova interpretazione del profetismo di Dante: come in altri ambiti degli studi danteschi egli seppe sviluppare in modo originale spunti già emersi, diede loro un più adeguato fondamento filologico ma al contempo li inquadrò entro un impianto teorico molto forte, strettamente legato alle discussioni interne al neoidealismo italiano e al confronto fra Croce e Gentile.

  • Elisa Brilli

    La postura profetica: storia, poesia e ricezione

    Nel cosiddetto “profetismo dantesco” si convogliano spesso interrogativi diversi: dallo studio delle sue fonti culturali, specie di area francescano-spirituale, all’intertestualità biblica, dalla semiologia delle profezie nel poema all’iter di autoinvestitura dantesca, dalle teorizzazioni sulla profezia alle forme praticate nel basso medioevo, il tutto avvolto nella questione nardiana se Dante credesse alla “verace visione”. Parlando di “postura profetica”, l’intervento torna su tale materia da un punto di vista diverso. Con uno sguardo di lunga durata, si considererà l’atelier poetico dantesco e l’insieme di strumenti e opportunità che alimentano la speciale attitudine profetica del poema. Anche ci si interrogherà, brevemente, sulla posterità di questa nuova voce autoriale.

  • Giuseppe Ledda

    Livelli e tipologie del discorso profetico nella Commedia

    Il discorso profetico presenta nella Commedia una pluralità di livelli, tipologie, forme e funzioni, di cui si cercherà di offrire una mappa ragionata, distinguendo le profezie aperte, come quella del «veltro», da quelle cosiddette “post eventum”, tramite le quali il poeta fa annunciare ai personaggi incontrati nell’aldilà avvenimenti che si erano di fatto già realizzati nella realtà. Da questi livelli del discorso profetico come annuncio del futuro va distinta la profezia come manifestazione di quanto rivelato al “profeta” da Dio o da un suo inviato e si mostrerà come l’intero poema realizzi una tale struttura attivando modelli del profetismo biblico e medievale.

  • Gian Luca Potestà

    Il profetismo di Dante e la Donazione di Costantino

    Le ricerche sul profetismo di Dante furono a lungo dominate dalla convinzione che la sua «attitudine profetica» coincidesse «in sostanza» (Buonaiuti) con quella di Gioacchino da Fiore e degli Spirituali francescani. Nuovi studi hanno mostrato però che il profeta Dante attinge a tradizioni differenti, che rimodella liberamente. La sua apocalisse è racchiusa nel succedersi delle visioni nell’Eden (Purg. XXIX-XXXIII). L’icastica rappresentazione degli attacchi subiti dalla Chiesa nel corso del tempo ha fatto pensare a un calco della periodizzazione di Gioacchino e dell’Olivi. Basta tuttavia l’allusione alla Donazione di Costantino (Purg. XXXII, 136-141) per invalidare tale prospettiva. Diversamente da quelli, che la presentano come positiva per la Chiesa, Dante la critica. L’individuazione di fonti e interlocutori permette di precisare il quadro delle sue conoscenze e relazioni e chiarire la cifra del suo profetismo politico.

  • Lorenzo Geri

    “Più laida opra”. Il profetismo di Dante e la cattività avignonese

    L’intervento prende in esame la condanna di Clemente V e Giovanni XXII pronunciata da S. Pietro in Par. XXVII 40-60 e la profezia di un imminente intervento divino che porrà fine alla vacatio (ivi, 61-66). Culmine di un percorso che inanella profezie post eventum relative alla morte e alla successione di pontefici simoniaci (Inf. XIX, 76-87; Purg. XXXII, 148-160; Par. XXX 133-148), le parole di S. Pietro sono raccolte da Dante («e non asconder quel ch’io non ascondo»), inverando l’invito dell’avo Cacciaguida a fare proprio il «grido» dei profeti. Nel discutere le ipotesi di datazione, si prenderanno in esame i rapporti tra il canto e la bolla Si fratrum (31 marzo 1317) con la quale il pontefice dichiarava vacanti i titoli dei vicari imperiali, preparando la successiva scomunica di Cangrande della Scala (a cui si allude in Par. XVIII, 130-136)

  • DISCUSSIONE FINALE

    Modera Franco Suitner

    Il dibattito conclusivo indaga la ricezione trecentesca della Commedia. Si approfondisce lo statuto della Visio dantesca e il parallelo col raptus di San Paolo, definiti entrambi eventi transitori. Emerge la prassi medievale di leggere Dante nei giorni festivi come testo morale. Nelle digital humanities, il Naples Dante Project punta a mappare la varia lexio dei manoscritti e la fortuna di commenti come l'Anonimo Lombardo.

  • Programma

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