WORKSHOP 7 - AUTUNNO 2016
Egloge
Responsabile prof.ssa Gabriella Albanese

Tenuto a Firenze, 1 dicembre 2016
Palagio dell’Arte della Lana - Via Arte della Lana, 1

Per una nuova lettura delle Egloge: testo e contesto

PROGRAMMA

Presidente: Paola Allegretti (Società Dantesca Italiana)


ore 15.00

Gian Mario Anselmi (Università di Bologna)
Dante e l’origine di una grande utopia

L’intervento si propone di esaminare, a partire dalle preziose acquisizioni di Gabriella Albanese e di altri studiosi, la forte carica di novità insita nell’operazione delle Egloge compiuta da Dante nello scorcio finale della vita. Alla richiesta di tradizionali interventi e corsi universitari nello Studio bolognese Dante, con la sua solita audacia, risponde invece riaprendo lo spartito “pastorale” (relegato da secoli ai margini e non più praticato di fatto) facendo presagire un percorso che, se non fosse stato interrotto dalla morte, avrebbe dispiegato certamente imprevedibili mete “umanistiche” poi decisamente intraprese da Petrarca. A partire da questo “ultimo” Dante sarà così possibile seguire per qualche assaggio il tragitto di un genere di immenso successo nei secoli e che è stato al tempo stesso uno dei più grandi portatori di utopia della storia culturale europea.

Claudia Villa (Scuola Normale Superiore-Pisa)
Gracidii di rane fra Bologna e Ravenna

Scegliendo di inviare una Epistola ad Dantem per discutere di poesia sulla traccia della Epistola ad Pisones, Giovanni del Virgilio dichiara le proprie posizioni nel complicato dibattito che, nel secondo decennio del Trecento, coinvolge insieme la crisi delle nozioni di epica e di tragedia e le diverse scelte stilistiche (quale stile? grandiloquus / humilis?), anche all’interno di opzioni linguistiche radicali (quale lingua? latino / lingua di sì?). L’immagine del nebulo «qui devorat sua et aliena» e l’uso del verbo coaxare, in un sistema di allusioni ben note agli intellettuali coinvolti in una discussione che impegna il loro futuro, forniscono un’interessante possibilità di accesso ad una problematica decisiva per le vicende della letteratura in area italiana.

Marco Petoletti (Università Cattolica di Milano)
«Ni te, Polipheme, timerem». Intertestualità e interpretazione nell’ultima egloga di Dante

Il contributo intende analizzare l’uso di alcune fonti adoperate da Dante nel rispondere a Giovanni del Virgilio, che lo aveva invitato nella sua Bologna. Con scelta geniale e mai scontata l’Alighieri riesce a replicare ad alcuni spunti intertestuali già attivi negli esametri delvirgiliani. In questo senso è forse possibile avanzare un’ipotesi alternativa per l’interpretazione del Polifemo dantesco, l’oscuro pericolo che impedisce a Dante di andare a Bologna presso l’antro di Mopso / Giovanni del Virgilio. Sull’identificazione del Polifemo dantesco, una delle malae cruces della corrispondenza bucolica, sono state avanzate molte congetture (è predominante quella che lo vede come figura dello spietato Fulcieri di Calboli). L’indagine intertestuale suggerisce però di affiancare alle spiegazioni tradizionali un ulteriore tassello: Polifemo, che trascina con sé l’ambientazione siciliana dell’egloga, è una sottile risposta ‘per le rime’ a quanto Giovanni del Virgilio aveva scritto a Dante per convincerlo a recarsi presso di lui, lasciando Ravenna.

Gabriella Albanese (Università di Pisa)
Recuperi filologici e documentari per una nuova lettura delle Egloge

Sulla scorta di recenti acquisizioni nell’ambito della tradizione manoscritta delle Egloge e del recupero di testimonianze inedite e rare nell’ambito della documentazione storica e archivistica coeva, l’intervento mira a fornire una nuova lettura dell’ultima egloga di Dante e una interpretazione organica del corpus completo della corrispondenza poetica di Dante e Giovanni del Virgilio. Lo spessore del dibattito letterario condotto sulle più ardue problematiche della poetica degli stili impone una riflessione peculiare intorno al tema distintivo e rilevante della laurea dantesca, che si dipana tra Paradiso ed Egloge nella prospettiva di una nuova poesia e di una nuova lingua, e sulla codificazione del mito del ‘poeta incoronato’ tra Mussato e Dante. Nuove tracce della fortuna del Dante bucolico consentono ora di ridefinire questi temi e di riesaminare la vicenda biografica del Poeta esule a Ravenna nel quadro complesso delle dinamiche politiche e giuridiche dell’Italia comunale, che non solo costituiscono il contesto storico entro il quale si inscrive il testo della corrispondenza dotta tra il magister bolognese e Dante, ma consentono di decriptare, e interpretare così sotto una nuova luce, le allusioni al conflitto politico, culturale ed esistenziale che si cela dietro il velo dell’allegoria bucolica.


ore 17.30

discussione

ore 19.00
chiusura dei lavori



PROGRAMMA DEL WORKSHOP
IN FORMATO PDF DA SCARICARE

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