WORKSHOP 11 - AUTUNNO 2018
Epistole

Responsabile prof.ssa Claudia Villa

Svolto a Firenze, il 5 dicembre 2018
Palagio dell’Arte della Lana - Via Arte della Lana, 1


PROGRAMMA


ore 15.00

Presiede e introduce: Claudia Villa (Scuola Normale Superiore-Pisa)

Conservate per le cure di due copisti colti e interessati - Giovanni Boccaccio e Francesco Piendibeni vicino, nella cancelleria di Perugia, a Filippo Villani - le epistole di Dante sono state analiticamente studiate nel XIX secolo: quando il raffronto con un latino accademico ha stimolato gli editori a radicali interventi che, costituendo una vulgata, hanno pesantemente inciso sull’esegesi dei testi. Lo stesso ordinamento tradizionale delle epistole deve tener conto dei contributi documentari che hanno considerevolmente arricchito la conoscenza del primo ventennio del Trecento. L’ambizione di Dante, nel confronto con eventi della grande storia del suo tempo, impone dunque una riflessione sulle collocazioni cronologiche dell’epistolario e sull’uso del lessico politico-giuridico destinato ai suoi interlocutori, mentre il ricupero della documentazione esterna e delle scritture contemporanee, dalle quali dipende la stesura delle lettere, rappresenta uno degli impegni maggiori nella preparazione dell’edizione critica. Il corpus delle lettere di Dante, entro il quale si collocherà anche la «prefatiuncola» destinata a Cangrande della Scala, scandisce le tappe di un tempo d’esilio singolarmente povero di testimonianze ufficiali; ma conferma e certifica un impegno politico e civile di grande rilievo, sottilmente distillato e decantato nelle terzine della Commedia.


Andrea Tabarroni (Università di Udine)
«Tam celestia quam terrestria»: dalle epistole politiche alla Monarchia

Il profilo retorico-argomentativo e i legami intertestuali che caratterizzano le lettere scritte negli anni dell’impresa enriciana rispetto al trattato politico permettono di rilevare il tracciato della riflessione politica di Dante e di definire i rapporti cronologici tra i testi. Il fulcro centrale del pensiero dantesco, che appare ancora in gestazione negli anni 1310-1311, è quello che vede la condanna e l’esecuzione di Cristo ad opera del rappresentante dell’Impero Romano come legittimazione divina dell’ordinamento politico del genere umano, in una prospettiva che tiene insieme storia della salvezza e natura, “cielo” e “terra”.

Mirko Tavoni (Università di Pisa)
Date, circostanze biografiche e significato politico delle Epistole I e II di Dante

La comunicazione consisterà in un esame sistematico, seppur espresso sinteticamente, dei numerosi punti controversi nell’interpretazione delle prime due epistole. A partire dalla loro datazione assoluta, che è certa nel caso dell’epistola I legata al tentativo di pacificazione fra Neri e fuorusciti Bianchi e ghibellini esperito dal cardinale da Prato (dunque primavera 1304), ma è variamente assegnata nel caso dell’epistola II in morte di Alessandro da Romena inviata ai nipoti Oberto e Guido, tanto da comportare forse, come è stato proposto, la sua anticipazione al primo posto nella numerazione della serie. Per passare poi all’interpretazione della stessa epistola II, spesso giudicata di stampo “cortigiano”, come richiesta di protezione anzitutto economica ai due destinatari. Fino a interrogarsi sulla sua collocazione in rapporto alla svolta politica di Dante, ovvero al suo distacco dalla Universitas Alborum e più ampiamente dalla prospettiva politica guelfo-bianca, fatto generalmente coincidere con la cosiddetta battaglia della Lastra (20 luglio 1304) e/o con la perduta epistola Popule mee, quid feci tibi?

Antonio Montefusco (Università di Venezia)
Le epistole come laboratorio

La scrittura delle 12 lettere accompagna quasi l’intero arco dell’esilio dantesco (1302-1315), e costituisce un importante laboratorio dell’evoluzione non lineare che il poeta vive in questo periodo. Nel mio intervento vorrei soffermarmi su una serie, per forza limitata, di interessi che legano le epistole a momenti dell’evoluzione dantesca con la pubblicistica fiorentina, nella costruzione di un giudizio sull’impero, infine nella ricostruzione di una nuova immagine di sé.

Justin Steinberg (University of Chicago)
«Praescriptio longi temporis» nell’Epistola ai Fiorentini intrinseci

Questo intervento propone una nuova lettura di un passo della Lettera di Dante ai Fiorentini che, a causa del suo tema giuridico, è stato finora scarsamente considerato dalla critica. Nell’epistola VI.2, Dante attacca i Fiorentini per la loro pretesa di aver raggiunto l’indipendenza dalle leggi imperiali tramite diritti di prescrizione. Nel diritto romano, la prescrizione era un istituto per cui un soggetto poteva intitolarsi formalmente una proprietà che era stata a lungo trascurata dal suo proprietario. A giustificare l’usurpazione della giurisdizione imperiale invocando diritti prescrittivi furono prima le monarchie francesi e spagnole e in seguito le città italiane settentrionali e centrali. La tesi di Dante sull’impossibilità di prescrivere le leggi pubbliche deve essere contestualizzata sullo sfondo di questo confronto epocale tra la giurisdizione universale dell’impero e la sovranità territoriale degli emergenti stati-nazione e città-stato.


ore 17.30

discussione

ore 19.00
chiusura dei lavori



PROGRAMMA DEL WORKSHOP
IN FORMATO PDF DA SCARICARE

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